Progetto Europeo

SOCIAL GREEN DEAL

Il progetto SOCIAL GREEN DEAL è volto ad esaminare il ruolo esercitato dagli attori delle relazioni industriali e del dialogo sociale nella gestione dei processi di transizione ecologica inerenti a industrie e/o settori in contesti locali/regionali, ed altresì promuovere, alla luce dell’analisi delle esperienze maturate, un rafforzamento della capacità delle organizzazioni sindacali di incidere nella contrattazione di transizioni giuste ed inclusive
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Contesto

Lo European Green Deal, presentato dalla Commissione europea a dicembre 2019, nasce con l’obiettivo di decarbonizzare l’economia europea, raggiungere una neutralità climatica entro il 2050 e costruire un’autonomia industriale ed energetica che renda l’UE maggiormente competitiva con USA e Cina e meno dipendente da Russia e Cina. Con la pandemia e la crisi che ne è derivata nel 2020/2021, l’Unione europea decide di imperniare la strategia di ripresa e resilienza sulla transizione ecologica, oltre che digitale, e per la prima volta si dota di uno strumento di finanziamento, il Next Generation EU basato sul debito pubblico comune, in pratica emissione di eurobond per finanziare prestiti e sussidi agli Stati membri destinati ad obiettivi stabiliti a livello comunitario e da utilizzare secondo determinate modalità. Il 37% di tutti gli investimenti dei Piani nazionali di Ripresa e Resilienza è vincolato ad investimenti per la transizione ecologica. L’invasione della Russia in Ucraina di Febbraio 2022, volta ad acquisire le sue materie prime, a partire da gas naturale, carbone, petrolio, ferro, manganese, uranio, titanio e altre risorse minerarie come il litio, ossia il nuovo oro bianco, costringe l’Europa a fare i conti  con la dipendenza energetica dal gas russo ed ad accelerare il processo di passaggio dai fossili alle rinnovabili.

Le strategie europee devono essere implementate sui territori, che per accogliere le sfide della transizione ecologica, si trovano a mettere in discussione modelli consolidati di produzione e consumo, con conseguenze che impattano l’occupazione. Le ricadute in termini occupazionali non sono predefinite, ma dipendono dalle modalità di gestione dei processi di transizione. Una transizione mal governata rischia di acuire divari territoriali, economici e sociali, determinando perdite occupazionali ed aumento della povertà. Una transizione ben governata, che guardi alla coesione sociale come strategia di sviluppo territoriale, può innescare processi virtuosi e durevoli sulle dinamiche occupazionali.

In tale contesto, le organizzazioni sindacali, che rappresentano gli interessi dei lavoratori, delle lavoratrici e delle comunità locali, hanno un ruolo da esercitare nella gestione dei processi di transizione ecologica, sia nella fase di programmazione che nella fase di implementazione, monitoraggio e valutazione.

Analizzare il ruolo svolto sinora nell’ambito dei tavoli negoziali con le Istituzioni pubbliche, le imprese e le associazioni datoriali ci aiuta a riflettere sui margini di miglioramento da esplorare per far sì che le transizioni siano davvero giuste ed inclusive e non lascino indietro nessuno, a partire dai giovani, le donne ed i lavoratori poco qualificati, soprattutto in quelle aree meno sviluppate, già segnate dalle cicatrici della pandemia e più esposte agli effetti negativi di transizioni mal governate.

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